Patriarch Tikhon metropolitan Benjamin

 

Verrà il tempo in cui la fede scomparirà in Russia. Il bagliore della gloria terrestre offusca la ragione: le parole della verità verranno oltraggiate; ma in favore della fede sorgeranno dal popolo cose sconosciuti al mondo e ristabiliranno ciò che è stato conculcato.”

La profezia e del beato Porfirio di Glinsk. È stata scritta nel 1914 come epigrafe un libro sulla venerazione del nome di Dio (la Chiesa ortodossa sulla venerazione del nome di Dio e sulla preghiera di Gesù, 1914. “Ispovednik “). Gli editori che riferivano queste parole al loro tempo tiepido non si rendevano conto che il baratro, previsto da Porfirio, che avrebbe inghiottito la Russia sarebbe stato così profondo. Ma ben presto, qualche anno dopo la pubblicazione dell’epigrafe, si riversò sulla Russia la gigantesca catastrofe di cui parla la prima parte della profezia. Ora che è trascorso ormai mezzo secolo dall’inizio della più grande rivolta contro Dio che abbia conosciuto la storia, mentre ancora prosegue questa rivolta nella Russia d’oggi, ci sia la possibilità di tentare un ragguaglio sui destini della Chiesa russa nella prospettiva dei cinquant’anni trascorsi e della sua attuale situazione. Nel corso di molti decenni, dalla famosa Dichiarazione del metropolita Sergio (Stragorodskij) del 16 (29) luglio 1927 e dalla sua nomina a luogotenente del Patriarcato (non è qui nostra intenzione trattare la questione della canonicità di questa nomina e della susseguente autorità patriarcale nella Chiesa), l’unica voce che abbia parlato al mondo in nome della Chiesa russa (in Russia)  fu la voce del Patriarcato di Mosca. E’ proprio il Patriarcato di Mosca a testificare al mondo le sorti del cristianesimo in Russia;  e il Patriarcato di Mosca, unica Chiesa ortodossa russa riconosciuta dallo Stato sovietico, ad aver cura, come sembra, della salvezza dei cristiani ortodossi e dell’educazione dei popoli dell’Urss (nei confini della sua giurisdizione). Qual è in sostanza la sua attività? Qual è la situazione dei cristiani ortodossi nella Russia sovietica dopo che  il Patriarcato di Sergio  e Alessio? E in che situazione si trova ora il patriarcato alla vigilia del nuovo Patriarca ? Non vale la pena prendere in attenta considerazione le dichiarazioni ufficiali del Patriarcato di Mosca all’opinione pubblica mondiale poiché, sebbene siano diffuse diligentemente fatte passare per verità, tutti sanno che sono false, come vano è  il tentativo di convincere il mondo che nell’Unione Sovietica non esiste la persecuzione religiosa, che esiste la libertà di professione religiosa, libertà di coscienza ecc…

E’ d’altra parte evidente che questa falsità serve a mascherare con la voce della Chiesa una situazione diametralmente opposta. Ma le dimensioni di questa falsità ed il suo significato possono essere giustamente valutate soltanto da un osservatore diretto e da un membro della Chiesa russa che porta in sé tutte le tensioni della vita religiosa della Russia attuale. Il presente articolo va appunto considerato come un giudizio di testimoni oculari. Attualmente nei rapporti fra il Patriarcato di Mosca e lo Stato viene mantenuto lo status quo sulla base della Dichiarazione fatta da Sergio nel 1927. Questo è l’unico documento, a suo modo paradigmatico, che stabilisce i rapporti fra lo Stato l’attività pratica del Patriarcato di Mosca fino ad oggi. Grazie alla sua importanza straordinaria esso deve costituire oggetto di esame specifico, sebbene già negli anni 30 sia stato discusso più di una volta. Qui però ci limitiamo a fare una sola osservazione che si rende indispensabile. L’idea fondamentale della Dichiarazione e che la fioritura generale della vita della Chiesa ortodossa e condizionata dall’atteggiamento leale verso il nuovo regime politico, sociale ed economico dello Stato. A prima vista sembra si tratti di un invito ad una vita eminentemente spirituale, purificata dalle compromissioni mondane e  politiche, proprie della Chiesa del passato. La Dichiarazione passa sotto silenzio soltanto un punto: la portata dell’ideologia del nuovo Stato. Il metropolita Sergio, non si sa come,  “non ha rilevato ” il ruolo preminente dell’ideologia del partito come guida della nuova vita dello Stato, nonostante i bolscevichi, fin dall’inizio, avessero dichiarato che la loro ideologia era assolutamente inconciliabile con qualsiasi altra. Sta qui il punto essenziale della Dichiarazione e della successiva storia del Patriarcato di Mosca. Tutti coloro che non erano d’accordo con la Dichiarazione risultavano “nemici” non ideologici, ma politici. Mentre Sergio ed i suoi seguaci, benevolmente accolti dai bolscevichi, legarono mani e piedi la Chiesa non tanto allo Stato quanto all’ideologia comunista. Dalle notizie che giungono a noi dobbiamo concludere con dispiacere che né l’Occidente, né le altre Chiese orientali comprendono  ( o  forse non vogliono comprendere ) tutta la complessità della situazione della Chiesa russa, non solo esterna, ma anche interna. D’altra parte è difficile trovare nella Russia sovietica un credente che non abbia sperimentato profondamente dentro di sé in conflitto con la politica del Patriarcato di Mosca. Ogni cristiano, essendo membro del corpo della Chiesa, non può non sentire la propria responsabilità personale per la vita della Chiesa. Questa preoccupazione non può non nascere nel fedele che considera la situazione in cui si trova la Chiesa russa; si tratta evidentemente di una delle espressioni della fede. Questo conflitto è sentito con particolare acutezza dai neofiti che anche attualmente, grazie alla misericordia divina, giungono alla fede di Cristo. Nelle condizioni della vita sovietica la conversione alla fede è un fatto per se stesso straordinario. Esiste indubbiamente un costante affluire di credenti nel seno della Chiesa, nonostante che mai come ora la macchina dello Stato impieghi in ogni settore la sua forza per distruggere lo stesso senso della fede nell’uomo “sovietico”. Ogni concetto è perfino ricordo di Dio e della religione sembravano essere stati scacciati dalla vita del tranquillo uomo sovietico imborghesito. Anche la Chiesa è stata ridotta ad un assoluto silenzio, o meglio ad un silenzio ipocrita, perché si può dire che le labbra dei suoi rappresentanti ufficiali sono costantemente aperte per assicurare il mondo sulla felice situazione della vita della Chiesa. Il Patriarcato di Mosca non pensa neppure di poter svolgere una qualsiasi apologetica, sebbene proprio ora chi si considera successore degli apostoli debba testimoniare la verità della fede cristiana di fronte  ”ai re e ai potenti”. Purtroppo dal Patriarcato di Mosca non si eleva  la voce apostolica che illumina le menti. Ciononostante uomini russi, grazie alle imperscrutabili vie del Signore, giungono da soli nella Casa di Dio: dove mai infatti potrebbero cercare la verità? Ecco la testimonianza impressionante che veramente lo Spirito spira dove vuole! Noi vediamo esempi evidenti della Provvidenza di Dio per l’uomo cui improvvisamente si svela un mondo nuovo; constatiamo come un incontro  ”fortuito”, una conversazione ”fugace”, la testimonianza della storia, perfino un opuscolo di ateismo ”scientifico” diventano inconsciamente l’occasione per un cambiamento totale nella vita spirituale dell’uomo. Ed ecco che proprio quando egli decide di trasformare la propria vita e si accosta alla chiesa, proprio allora si svolge nel suo animo un conflitto drammatico. Spesso il neofita, dopo aver sperimentato la verità della dottrina cristiana ortodossa si presenta ad un sacerdote per chiedere di essere battezzato. In seguito, dopo aver acquisito nella persona del sacerdote il proprio padre spirituale, il credente, rinato per la grazia del battesimo, si rivolge alla vita della Chiesa con tutta la forza del neofita. Egli vuole sentirsi, e si sente, figlio della Chiesa, figlio del proprio padre spirituale. Ed ecco che trovandosi entro il recinto della Chiesa, senza alcuna conoscenza specifica, soltanto in forza del sentimento religioso che si è risvegliato, improvvisamente s’accorge che quella scuola di rinascita spirituale, che il suo  cuore anelava, non c’è! La vita della Chiesa è profondamente e completamente scompigliata; non si può neppure parlare di vita parrocchiale, per non dire dei monasteri. Egli non sa a chi rivolgersi per fare un’esperienza di preghiera, nessuno è in grado di rispondere ai molti problemi che gli sorgono sia nella vita personale sia in quella sociale. A tutte le perplessità del neofita il maestro spirituale risponde evasivamente che ”la situazione è difficile”, ” mancano le condizioni favorevoli”, la persecuzione” ecc.; In un momento di confidenza può anche spiegare che tutto dipende dalla persecuzione promossa dal regime, ma ”per considerazioni superiori ” cui il Patriarcato si ispira occorre sopportare, adattarsi, venire un compromesso. Il credente, profondamente rispettoso della dignità del sacerdote, pieno di venerazione per la persona che lo ha battezzato, cosciente infine di essere inesperto e peccatore, fa credito agli ammonimenti del proprio padre spirituale. Da questo momento egli si sforza di superare nel proprio animo quel senso di insoddisfazione che gli desta la situazione della Chiesa e le sue relazioni con lo Stato, cerca di convincersi che in fondo non può capire la difficile situazione dell’episcopato e la saggezza di questo, cerca di convincersi che il complesso tutto va per il meglio. Si ottiene come conseguenza che fin dall’inizio del proprio cristianesimo il neofita sperimenta una slealtà. Lo stesso succede nella nuova generazione di credenti che proviene da famiglie tradizionalmente cristiane, con la sola differenza che nella maggioranza dei casi essi vengono educati fin dall’infanzia ad accettare incondizionatamente tutto ciò che il Patriarcato compie. E qui serve molto sfruttare la raccomandazione cristiana all’umiltà. La dottrina cristiana sull’umiltà - la lotta contro la superbia - viene sfruttata per legittimare la collaborazione della Chiesa nell’oppressione che essa stessa deve subire sia sul piano interno sia su quello esterno.” Il nostro regno non è di questo mondo”, affermano i difensori del Patriarcato per giustificare la sua inattività di fronte alla distruzione della Chiesa in Russia. Ma non ne fosse la Chiesa-organizzazione espressione della Chiesa-organismo chiamata ad agire nel mondo? Per quale motivo poi conservare proprio l’organizzazione, andando incontro, per amore di questa, d’ogni sorta di compromessi? L’invito alla falsa umiltà di fronte ai nemici della Chiesa è l’unico aspetto di ”ubbidienza” che viene inculcato nei cuori nelle menti dei credenti in Russia. Questa educazione viene svolta in diversi modi, fra chi anche direttamente dal pulpito, perfino dai sacerdoti che vengono ritenuti fra i migliori. A volte in chiesa si può dire del sacerdote che durante la predica ammonisce fedeli: ”non è vostro compito giudicare i vescovi”, oppure ”il vostro compito è di pregare basta”, ecc. Perché occorre fare queste raccomandazioni? È ben noto che la Chiesa ortodossa ha sempre sottolineato proprio la partecipazione del popolo di Dio ai destini della Chiesa; e che è proprio lui a decidere. È sufficiente ricordare in proposito la lettera pastorale dei Patriarchi orientali del 1849. Evidentemente oggi il Patriarcato di Mosca nella sua attività si lascia guidare da un altro criterio. Da questo dipende su un popolo di Dio il quale non conosce né i canoni, né i decreti, né la storia della Chiesa, né, a volte, la Sacra Scrittura, percepisce col cuore la sgradevole situazione della Chiesa e spesso non crede ai vescovi. Si può sentire fra il popolo: ” noi abbiamo un bravo vescovo, è  credente”. Non c’è da rallegrarsi per queste lodi! Ecco come il Patriarcato inculca al proprio gregge delle norme recepite non si sa dove. È assolutamente chiaro che nella Russia sovietica la coscienza comune della Chiesa è  netto contrasto con le dichiarazioni del Patriarcato sulla ”libertà” e  ”la fioritura ”della Chiesa russa. Ciò deve essere detto perché altrimenti non viene riconosciuto: il basso clero, infatti, non può criticare le decisioni della gerarchia giacché è minacciato dalla sospensione a divinis, come successo per la nota lettera di due sacerdoti Ešliman e Jakunin. Tacciono anche laici perché hanno paura di essere colpiti dal regime, ma soprattutto perché, come si è già detto, prestano fede al clero. In pratica esiste una situazione paradossale in cui i più “devoti” figlio del Patriarcato, che cercano in coscienza di seguirne la politica, interiormente ciononostante vi si oppongono. Conversando con questi credenti, provate a dire di qualche rispettabile vescovo: ” il nostro vescovo russo sovietico Antonij Bljum (o Vasilij e    Kruvošein ) “ ; suscitereste  uno scatto di sdegno. Ma perché? Anche se non sono cittadini sovietici queste rispettabili persone appartengono tuttavia alla giurisdizione della Chiesa sovietica, al suo corpo spirituale! Secondo i canoni essi hanno diritto di voto nella Chiesa! (Aggiungiamo: non solo secondo i canoni; con il loro silenzio essi sostengono le false assicurazioni del Patriarcato) . L’espressione Chiesa sovietica suscita naturalmente un’indignazione ancora maggiore. Ma perché? Il nostro problema non si risolve distinguendo fra concetto di sovietismo e comunismo, come sogliono fare alcuni per ingenuità o ipocrisia, perché storicamente queste due forme di Stato e di ideologia sono indissolubilmente legate fra loro. No, la Chiesa che nel suo operare e diretta dal benestare dello Stato e dei precisi ordini dello Stato (e noto a tutti il controllo esercitato sui vescovi dai  delegati del Soviet per gli affari della religione) è naturale che sia considerata Chiesa di Stato. E  qui non vale richiamarsi ipocritamente alla divisione fra Chiesa e Stato nell’Urss, la situazione effettiva è nota a tutti. Non si tratta quindi soltanto di una Chiesa del periodo sovietico, ma di una chiesa dello Stato sovietico, cioè di una Chiesa sovietica, come dimostrano sufficientemente anche le dichiarazioni ufficiali del patriarcato: ricordiamo, ad esempio, la lettera di lealtà politica scritta dal metropolita Pimen a Kosygin dopo la nomina a luogotenente del Patriarcato. Eppure il credente sovietico non vuole non può chiamare sovietica la propria madre-Chiesa, ed anche se non sa spiegarlo egli sente ugualmente che esiste non soltanto il Patriarcato legato al potere sovietico, non solo l’organizzazione ecclesiastica, ma esiste ancora la Chiesa santa e pura, una, cattolica (sobornaja) e apostolica in cui non vi sono la falsità, l’inganno di ipocrisia che fioriscono sulle labbra dei rappresentanti del patriarcato di Mosca. La lingua del credente sovietico non ha la forza di chiamare “vescovi sovietici” il metropolita Antonio, l’arcivescovo Vasilij ed altri rispettabili vescovi della Russia.” Vescovo sovietico  ”è un’associazione di parole sacrilega. Il Signore ci perdoni se siamo stati costretti ad usarla! La coscienza della Chiesa fa di tutto per trovare la propria espressione anche fra l’altro clero di quella stessa Chiesa che appare come sovietica. La qual cosa, naturalmente, è assai difficile perché il KGB segue attentamente affinché vengano promossi candidati “convenienti”. Fin dall’inizio il regime sovietico nei confronti della Chiesa ha  posto il problema in forma radicale: “o noi o voi”. Lo stesso problema si pone anche oggi in tutta la sua radicalità di intolleranza. Compito del regime sovietico non è la sottomissione della Chiesa e neppure la schiavitù della Chiesa, ma la sua completa e definitiva eliminazione. L’ateismo militante la dottrina dello Stato sovietico. La sottomissione la schiavitù della Chiesa non sono che momenti transitori, dei passi verso la completa eliminazione della Chiesa. Ogni credente, in misura della sua fede, riconosce questa situazione della Chiesa. Ma mentre le autorità statali parlano apertamente della lotta contro la fede e  la Chiesa, il Patriarcato sembra non accorgersene e in più cerca di convincere tutti del contrario. La persona comune che crede in Cristo e nella Chiesa-corpo di Cristo come può considerare questo comportamento se non come un evidente tradimento della fede di Cristo?! Lo sappiamo, dai tempi del metropolita Sergio ci vengono a dire che tradiscono la Chiesa a vantaggio della Chiesa, che con il prezzo di compromessi insignificanti si può conservare (cioè comperare) la cosa principale, la vita della Chiesa. Coloro poi che non sono d’accordo (come gli estensori di quest’articolo) vengono accusati di essere dei politicanti che non pensano alla Chiesa, ma gli interessi politici, al regime ecc. La politica di accusare dissenzienti di politicismo  fu inaugurata dal metropolita Sergio e dalla sua Dichiarazione del 1927. Che cosa poi comporti questa accusa nella situazione sovietica, anche semplicemente sotto forma di accenno, tutti lo capiscono. Il Patriarcato di Mosca ripete queste argomentazioni in ogni occasione senza trovare nessun ostacolo da parte delle autorità civili. Noi invece in Russia non possiamo pubblicamente contraddire queste affermazioni. All’estero  ”gli argomenti ” del Patriarcato spesso vengono accettati per malafede o per poca fede. Ma questi argomenti esigono una risposta precisa. Ora noi desideriamo porre al Patriarcato di Mosca  una domanda (quantunque non speriamo in una sua risposta): se il non essere d’accordo con voi nel problema delle relazioni con lo Stato è  politicismo, il vostro opportunismo con la politica religiosa sovietica, il cui scopo evidente è la soppressione di ogni fede in Dio, come deve essere considerato? Non diventate voi dei politicanti senza confronto peggiori? Nel momento in cui i nemici circondano nuovamente Cristo per catturarlo di nuovo e condannarlo ai tormenti della croce come risuona il vostro ”Ave, o Rabbi”? Per tradire Cristo non occorre dichiararsi suoi nemici, non è neppure necessario calunniarlo.  Basta un bacio… Certo oggi tutto ciò non costituisce novità. Già da decenni, sia il mondo sia i  cristiani vanno abituandosi a considerare l’ateismo militante come un fatto naturale normale. Ma la Russia ebbe in sorte di trovarsi al centro di questa lotta e la falsa testimonianza del Patriarcato di fronte al mondo in questo periodo e particolarmente nefanda. Infatti questa lotta è indubbiamente un significato storico universale per le sorti di tutto il cristianesimo di tutto il mondo. È evidente che la accondiscendenza alla rivolta sovietica contro Dio indica sia in Russia sia in tutto il mondo non soltanto un venir meno della religiosità della fede, ma anche la scomparsa catastrofica del senso morale in generale. Quanto più  questo processo continuerà ad evolversi, tanto prima l’umanità verrà a trovarsi sull’orlo dell’abisso. Vorremmo nuovamente ripetere ciò che apertamente dichiara la propaganda sovietica e viene taciuto con falso pudore dal Patriarcato di Mosca: nello Stato sovietico l’ideologia e la politica sono indivisibili; la politica è soltanto lo strumento dell’ideologia; la coesistenza ideologica è impossibile; la manifestazione di qualsiasi idea estranea al comunismo sovietico e già politica ed ostilità. Alla luce di questo è chiaro come fossero orgogliose le pretese del metropolita Sergio ed i suoi sostenitori di salvare la Chiesa e  la Russia; si trattava piuttosto di una copertura ipocrita di una vacuità  di spirito, giacché è evidente che la fede cristiana si conservi in Russia sono in forza del signore nostro Gesù Cristo. D’altra parte i comunisti non possono liquidare completamente l’organizzazione visibile della Chiesa perché intendono creare l’impressione che in Russia esiste la libertà di coscienza, e questo ai fini della lotta per il dominio sul mondo. Essi eliminerebbero in un momento con perfidia demoniaca i metropoliti Pimen e Nikodim se se ne offrisse la possibilità. Ciò significa che il regno sovietico è indubbiamente l’immagine del futuro regno dell’Anticristo; e la lunga catena di analogie storiche (non è qui il luogo di parlarne) con il quadro presentatoci dall’Apocalisse, l’attuale analogia è la più vicina. Ciò che noi vediamo oggi, ciò che noi vediamo da decine di anni in Russia è un avvertimento terribile dell’umanità, è un invito alla penitenza che purtroppo il mondo non vuol ascoltare. Ritornando alle cordiali relazioni che intercorrono fra il Patriarcato di Mosca  e il regime sovietico, dobbiamo precisare che non intendiamo idealizzare né la Chiesa sinodale, né la chiesa della Rus’ Moscovita, né la chiesa di Bisanzio. Noi crediamo che la Chiesa e  lo Stato siano per natura istituzioni differenti, sempre estranee vicendevolmente in una misura o nell’altra, come la chiesa e il  mondo. Per questo ogni legame della Chiesa con lo Stato, in una misura o  nell’altra è naturale; ma da questo segue che ogni legame della Chiesa con uno Stato anticristiano militante  è contro natura. Perciò questo legame si attua in forme ipocrite, sotto la parvenza della “separazione” della Chiesa dallo Stato. Ma che cosa poi riesce a “salvare” il Patriarcato di Mosca con il prezzo della sua sottomissione allo Stato? Rispondono: i sacramenti, la vita liturgica per il nutrimento spirituale del popolo. Vediamo quanto questo sia vero. Sono aperte alcune decine di chiese a Mosca, e a Leningrado e poche altre nelle grandi città. E nelle altre parti della Russia? Nei territori del Volga? In Carelia? Negli Urali? Nell’Estremo Oriente? In Siberia? Nel Caucaso settentrionale? Nel Nord? Che cos’è riuscito  ”a salvare” il Patriarcato in queste immense estensioni dove vivono milioni di persone? Sappiamo bene che in questi territori le chiese sono state ovunque distrutte, fatta eccezione di poche unità. Succede abitualmente che i kolchoziani, quando vogliono far battezzare i loro figli, debbano fare centinaia di km per trovare un sacerdote il quale poi li rimanda indietro perché non hanno con sé passaporto; ora tutti sanno che i  kolchoziani non hanno diritto di conservare il passaporto presso di sé. Sappiamo bene che fra larghi strati della popolazione non solo manca la fede, ma non esiste neppure la possibilità di trovarla perché oltre alle chiese, mancano anche i libri in questi immensi territori. Il comune uomo sovietico non sa neppure chi sia Cristo; la trinità poi non l’ha mai sentita nominare; quando gli capita di osservare delle riproduzioni di santi in un libro d’arte è una chiesa chiusa al culto, egli sa soltanto che si tratta di ”dei”. Abbiamo detto prima che notiamo un affluire di credenti nel seno della Chiesa. È naturale che questo succeda principalmente nei luoghi dove esistano più chiese, sacerdoti, libri, a Mosca e a  Leningrado. Noi scorgiamo in questo un inconfondibile azione della grazia, ma è sacrilegio il tentativo di giustificare l’inazione e la trascuratezza della gerarchia con il fatto che sono i credenti  ”stessi” ad arrivare alla Chiesa; tanto più che ciò avviene in misura insignificante se si tiene conto di tutta la popolazione russa. Inoltre per molte anime pure l’evidente falsità del Patriarcato costituisce un ostacolo per unirsi alla Chiesa. Ma forse il Patriarcato ha protestato, ha combattuto per impedire che fossero chiuse le chiese? Forse ha cercato di esigere delle possibilità concrete per educare religiosamente il popolo? Purtroppo non conosciamo neppure un intervento, per quanto timido, del Patriarcato per ottenere una minima possibilità di fomentare la vita religiosa. Singoli fedeli e gruppi di fedeli scrivono in continuità proteste per chiedere l’apertura di chiese. Alcuni di questi documenti sono giunti anche all’estero. Ma c’è   mai stato un solo caso in cui il Patriarcato abbia sostenuto queste richieste? Non ne conosciamo nessuno, e ciò sta a dimostrare l’abisso che esiste fra il popolo di Dio e la gerarchia. Vediamo di fronte a noi i pastori pascere se stessi. Vediamo venire il ladro e rapire le pecore  “poiché il mercenario non è pastore e non gli importa delle pecore ”.  Ecco l’applicazione letterale del Vangelo! Alla luce di quanto abbiamo esposto non c’è da meravigliarsi che la Chiesa sovietica abbia rinnegato i martiri ed i confessori della Chiesa russa, moltitudini innumerevoli che costituiscono l’ornamento e la gloria della Chiesa.  Noi crediamo che i nostri  autentici  e santi vescovi Vladimir, Petr, Kirill, Iosif, Veniamin e con loro molti altri vescovi noti e sconosciuti monaci laici con a capo il Patriarca Tichon stiano di fronte al trono divino a glorificare Dio e pregarlo  per la Chiesa russa, la terra russa e  tutto il mondo. È fuori dubbio che la Chiesa russa sussiste  per le preghiere giuste di loro, per le preghiere di altri santi e per la confessione di fede di molte persone contemporanee perlopiù sconosciute, e non per gli artifizi veramente ipocriti ”di salvare” la Chiesa di Cristo con qualsiasi accordo con Satana. Di fronte alla grandezza del martirio dei grandi vescovi della Chiesa russa sono ridicoli i “meriti” di Sergio e Alessio sul tipo della polemica con il sacerdote Sergej Bulgakov.

Attualmente ha inizio il Russia un lento e quasi impercettibile risveglio da quel profondo chock, per il quale la Russia rimase paralizzata per decenni. Nell’opinione pubblica si fanno sentire alcune voci di protesta, tentativi di opporsi al movimento mortifero della macchina partitica sovietica. Qual è la posizione della Chiesa russa nei confronti di queste voci? I sacerdoti, che possiedono ancora una coscienza, sono costretto a condurre una doppia vita. Da una parte un sacerdote segue, nei confronti dello Stato,  la politica “di lealtà” promossa  dal Patriarcato, cioè si limita a svolgere il minimo richiesto da una vita liturgica. D’altra parte, se egli è sufficientemente onesto, viola questa linea con tutto il pericolo che ne consegue: amministra il sacramento del battesimo senza registrarlo, cerca di invitare qualcuno ad entrare nella Chiesa (ciò che non può fare apertamente), fa leggere il Vangelo libri spirituali ecc. In questo modo un’autentica vita religiosa riveste in pratica sempre un carattere ”catacombale”.  Ma le possibilità di uno sviluppo sono assai ridotte: il basso clero infatti si trova imbrigliato dal Patriarcato e non può superare i limiti dell’accordo. Senza dire che l’alto clero non ha praticamente nessun contatto con le masse dei fedeli. I nostri vescovi sono autentici principi della Chiesa, nella maggior parte dei casi così lontani dal popolo come, si può dire, i segretari provinciali del partito comunista. Del resto che bisogno c’è di avvicinarsi al popolo? Che cosa  gli possono dire loro, legati come sono al regime dell’Anticristo in fedeltà e venerazione? La gerarchia ecclesiastica sovietica, rifiutando di diventare Chiesa “delle catacombe”, si è trasformata in C hiesa dell’isolamento (dell’Anticristo). Essa è estranea al popolo ne intende avvicinarvisi. L’attuale uomo sovietico, istupidito dalla vodka e dell’istruzione politica, guarda le chiese con uno sguardo ottuso ed indifferente senza attendersi nessuna voce che lo possa entusiasmare e fargli conoscere la verità. Questa voce non c’è, mentre l’uomo sovietico né ha sete perché  è stanco dell’infinita menzogna che lo circonda. È vero, nel complesso sono rimaste le antiche forme liturgiche, il rito per il momento (per il momento!) non è stato ancora cambiato. Si, esiste una vita liturgica. Ma di che vita si tratta? L’impossibilità di poter svolgere un’autentica vita ecclesiale impedisce fedeli di essere preparati ai sacramenti. Per sé la comunione la possono fare tutti quando vogliono, ma fa la fede del popolo di Dio è stata largamente sostituita dalla superstizione, cosicché anche nei confronti dei sacramenti, essa acquista un carattere formale magico. Privi di qualsiasi nozione sul sacramento, i fedeli si accostano alla Comunione successivamente più volte. Hanno completamente dimenticato che si tratta di un sacramento terribile ed eccelso di fronte al quale gli stessi angeli sono tremebondi, secondo le parole dei padri della Chiesa. La profonda mancanza di rispetto che si nota nei confronti del sacramento dell’eucarestia è possibile soltanto quando manca il timor di Dio. Il magismo aleggia anche fra i vescovi sovietici perché la coscienza della propria dignità gerarchica e rivolta verso se stessi. Rinchiusi nella propria inaccessibilità, cercano una comprensione alla loro non partecipazione alla vita ed alle sofferenze della Chiesa. Ne consegue una speculazione della profonda venerazione dei fedeli per la dignità sacerdotale. Si convincono quindi di essere assolutamente indispensabili e che la conservazione della gerarchia ad ogni prezzo equivalga alla conservazione della Chiesa. ” Se tutti vanno a finire nella clandestinità-dicono i rappresentanti del patriarcato-chi potrà sostenere il popolo?” Ma noi abbiamo già dimostrato che un’autentica vita religiosa porta inevitabilmente alla clandestinità: a questo obbliga la stessa realtà sovietica. Dicono pure che i  vescovi sono cattivi, ma essi non sarebbero un ponte di passaggio verso il futuro, quando la chiesa sarà libera. A questo rispondiamo che per noi è naturalmente consolante notare la fede nella futura libertà della Chiesa; ma occorre credere saldamente che la conservazione della successione gerarchica della Chiesa è compito del suo capo, Cristo e non gli artifizi umani. Se il significato della suprema gerarchia attuale soltanto quella di essere ”ponte”. Occorre proprio cercare un sostegno a questo ”ponte” presso il regime sovietico?  Significa già mancanza di fede nelle parole ”le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa” (la chiesa) se si va a cercare il sostegno delle porte dell’inferno! O credete che Cristo non sia in grado di conservare la Chiesa in mezzo alla persecuzione? Ma allora dove va a finire la fede? Alle sorti della Chiesa durante la persecuzione si possono riferire le parole della salvezza:” Per gli uomini questo è impossibile, ma non per Dio, poiché Dio può tutto”. I Legami che stringono il Patriarcato al regime sovietico sono tali che non si può sperare in una sua rinascita interiore. Poggiandosi sul potere sovietico esso ne condividerà le sorti fino alla fine del regime sovietico. La convinzione degli apologeti del Patriarcato di Mosca sopra ricordata, cioè che la Chiesa aspetta di essere libera, e per se stessa ottima. Questa convinzione largamente diffusa. Ma noi domandiamo di nuovo a loro: in che modo vi preparate ad entrare in questo periodo di libertà? La convinzione della futura liberazione della Chiesa è appunto frutto della fede, che in una misura o nell’altra,  è ancora viva. Come dunque conciliare la fede nella liberazione della nostra Chiesa da parte di Cristo con la convinzione che la gerarchia deve scendere a compromessi con l’ateismo sovietico? In questo caso la Chiesa in sostanza estranea alla gerarchia cioè alla Chiesa-organizzazione. Tutti gli argomenti a difesa e a giustificazione del Patriarcato che noi abbiamo cercato di esaminare sono contraddittori e, in fin dei conti, poco seri. Essi sono ancorati al desiderio di considerare normale la situazione attuale della Chiesa e favorevole da un punto di vista spirituale. La contraddizione è  palese, come abbiamo dimostrato sopra: quando si parla di persecuzione esterna contro la Chiesa allora  si ripete che ”il nostro regno non è di questo mondo”, quando poi si fa notare il compromesso spirituale con il principe di questo mondo, allora osservano che ciò è necessario per conservare la successione… apostolica, le chiese ecc. cioè l’organizzazione esterna della chiesa. Naturalmente questa tattica sta a dimostrare l’inconsistenza spirituale, il dissenso interno (per non parlare di quello esterno) del  Patriarcato di Mosca. Questa situazione non può durare eternamente. La coscienza religiosa deve avere piena coscienza di sé o scomparire come coscienza ecclesiale. Parlando astrattamente, anche quest’ultima ipotesi è possibile: la chiesa di Cartagine, una volta fiorente, è scomparsa. Noi tuttavia ci confermiamo nella fede che giungerà il rinnovamento della Russia e la liberazione della Chiesa. Noi crediamo che se il mondo non   verrà meno, presto o tardi, nella Russia liberata avrà luogo il concilio nazionale della nostra Chiesa, al quale porteranno i frutti della propria fatica e delle gesta eroiche compiute durante il lungo periodo non ”conciliare” (non si possono infatti considerare concili le riunioni dei vescovi sovietici organizzate dal soviet degli affari della religione in collaborazione con il Patriarcato) sia il Patriarcato di Mosca  sia la Chiesa ”catacombale” russa perseguitata, alla quale appartengono gli autori di questo articolo e della cui vita essi intendono come proprio sacro dovere testimoniare alla prima possibilità che si presenti. Al futuro concilio la Chiesa catacombale porterà la testimonianza della purezza della propria preghiera non macchiata da nessun compromesso con i nemici di Cristo, poiché la preghiera comperata non è una preghiera pura.  La Chiesa catacombale porterà ancora la testimonianza delle gesta eroiche compiute in nome di Cristo dei martiri dei confessori qui sopra abbiamo accennato. Essa porterà anche la testimonianza della sua incrollabile fede in Gesù Cristo, fede con cui solamente si rinsalda e viva ed ormai decine di anni, conservata dalla Grazia divina tra le persecuzioni e i tradimenti.  Come infatti il regno sovietico è l’immagine dell’Anticristo, così la Chiesa ”catacombale”  è l’immagine più rassomigliante della Chiesa dei tempi dell’Anticristo, la Donna vestita di sole che fugge nel deserto. Le sue vesti sono tessute delle opere dei santi. Come ai tempi del profeta Elia, il Signore conserva per Sé  7000 fedeli, fino al tempo da Lui solo conosciuto. La nostra Chiesa vive una vita difficile; i suoi  fedeli sono inesorabilmente perseguitati dal regime; siamo traditi dai fratelli che si considerano ortodossi. Noi siamo dispersi come il grano, ma crediamo che nell’ora opportuna Cristo manderà il  suo fedele discepolo che rafforzerà i propri fratelli. Assieme all’apostolo Paolo noi osiamo dire: ” noi però non siamo di quelli che si ritirano a rovina, ma di quelli che credono a salvaguardia dell’anima” (Eb 10,39). E questa nostra fede, con la quale “vengono soggiogati regni ” (Eb11,33) ci dà la forza di attendere l’ora della visita di Dio. ” Dio è con noi, sappiatelo nazioni e pentitevi perché Dio è con noi”.

Russia Cristiana n°124

Luglio - Agosto 1972